Tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile mi sono tolto una delle più grandi soddisfazioni a livello sportivo. Sono stato negli Stati Uniti d’America per assistere a quattro partite di NHL della mia squadra del cuore di sempre, i San Jose Sharks.
La franchigia californiana nacque nel lontano 1990 e io avevo da poco iniziato a scoprire e seguire l’hockey su ghiaccio. Ciò che mi ha fatto innamorare degli Sharks è stato il loro logo: uno squalo che spezza con i denti una stecca da hockey. Così, a partire dalla stagione 1991-92, ho iniziato a seguire le partite sul sito della NHL, che forniva in tempo reale statistiche, notizie e risultati.
Con il passare del tempo e con l’evoluzione di Internet, delle Smart TV e dello streaming, negli ultimi anni ho seguito tutte le partite in diretta, facendo notti insonni da ottobre ad aprile. A oggi conto 618 gare consecutive dei San Jose Sharks viste, prima sul web e poi tramite l’app NHL.TV, accompagnando il tutto con la pubblicazione di dati, statistiche e curiosità prima su Twitter e poi su X: inizialmente in italiano, oggi esclusivamente in inglese.
Scrivendo su X ho conosciuto alcuni giornalisti di San Jose, con i quali negli ultimi tre anni c’è stato uno scambio di “mi piace” sui rispettivi post. Inoltre, ho conosciuto il presidente dei San Jose Sharks, Jonathan Becher.
Dopo l’uscita del calendario NHL 2025-26, ho individuato un periodo in cui gli Sharks avessero diverse partite consecutive in casa: quello pasquale era perfetto, con ben sei gare al SAP Center dal 30 marzo all’8 aprile. Dopo aver inoltrato la richiesta alla NHL per le partite contro Anaheim, Toronto, Nashville e Chicago, ho informato del mio viaggio il presidente degli Sharks.
Partito dall’aeroporto di Linate la mattina del 31 marzo, prima di prendere il volo per Roma mi sono goduto, davanti al gate, il finale della partita tra San Jose e St. Louis Blues, conclusasi con la vittoria degli Sharks. Diciamo che la parte più noiosa del viaggio è stata il volo Roma–San Francisco (e il ritorno): ben 13 ore, a cui si sono aggiunte le attese nei vari aeroporti.
Atterrato a San Francisco nel pomeriggio del 31 marzo, mi sono diretto con l’auto a noleggio verso l’hotel TownePlace Suites by Marriott San Jose Downtown, situato a circa 10 minuti a piedi dal SAP Center. Già in serata ho avuto l’onore di partecipare all’evento “Teal Reimagination”, durante il quale è stato presentato l’ammodernamento del SAP Center. Qui ho incontrato di persona il presidente Jonathan Becher, una persona davvero squisita.

GIORNO 1– Il 1° aprile, in occasione della partita contro gli Anaheim Ducks, ho avuto il privilegio di fare un mini tour del palazzetto con Jonathan Becher. Mi ha anche sottoposto a un piccolo test per verificare se fossi davvero un fan degli Sharks: lungo un corridoio sono esposte le foto di squadra di quasi tutte le stagioni e lui mi indicava alcuni giocatori chiedendomi chi fossero. Fortunatamente ho superato l’esame.
Durante il tour sono stato portato dietro la porta degli Sharks per assistere al riscaldamento pre-partita. Nei corridoi del SAP Center ho inoltre conosciuto Mike Ricci, ex giocatore degli Sharks, e soprattutto il General Manager Mike Grier. Ho poi seguito l’intera partita dalla suite degli Sharks, insieme allo stesso Becher e al celebre telecronista della NBC Randy Hahn. Al termine della gara ho assistito alle interviste di tre giocatori.



GIORNO 2– Il 2 aprile mi è stata organizzata, al mattino, una visita guidata del SAP Center. Pensavo fosse di gruppo, invece era riservata solo a me. La visita, condotta dalla signora Sonia Gonzalez-Garcia, è stata istruttiva, interessante e affascinante. La ringrazio per la disponibilità, così come gli Sharks per i gadget ricevuti.
La sera ho assistito alla partita contro i Toronto Maple Leafs. Mi sono presentato all’ingresso media e, con grande orgoglio, ho ritirato il mio pass. I giornalisti sono posizionati nella cosiddetta “piccionaia”: i più importanti e quelli ospiti lungo il lato lungo della pista, gli altri sul lato opposto, in curva. Praticamente, allungando un braccio si poteva quasi toccare il soffitto del palazzetto.
Nonostante l’altezza, la visuale era ottima. Arrivando con largo anticipo, avevo accesso alla press room, dove con 10 dollari si poteva mangiare e bere. Come nella partita precedente, al termine ho partecipato alle interviste negli spogliatoi, conoscendo anche l’allenatore e scambiando qualche parola con lui.




GIORNO 3– Il 3 aprile avevo la mattinata libera e ne ho approfittato per andare a Cupertino, presso l’Apple Park. Ho visitato l’Apple Store interno e provato l’esperienza interattiva con tablet e plastico della sede.
Nel pomeriggio ho visitato il TechCU Arena, assistendo anche alla partita dei San Jose Barracuda (AHL). Questa struttura è semplicemente incredibile: ospita ben sei piste da hockey, una delle quali con una capienza di 4.200 posti. Ringrazio James Collins per avermi dato l’opportunità di visitarla e assistere alla partita contro i Colorado Eagles dalla suite, e Jake William per la visita guidata e le spiegazioni.



GIORNO 4– Il 4 aprile ho assistito agli allenamenti degli Sharks al TechCU Arena, per poi dirigermi nel pomeriggio al SAP Center per la partita contro i Nashville Predators. Ormai la routine era consolidata: ritiro del pass, sistemazione, confronto con i giornalisti e accesso alla press room. A fine partita, interviste ai giocatori e conferenza stampa dell’allenatore Ryan Warsofsky.







GIORNO 5– Il 5 aprile, giorno di Pasqua, è stato dedicato al relax e allo shopping presso il grande centro commerciale Westfield.
GIORNO 6– Il 6 aprile è iniziato con uno sport diverso: il calcio. Ho seguito per il mio sito la partita dell’AC Milan contro il Napoli, terminata 1-0 per i partenopei. Questo match ha fatto da preludio alla quarta e ultima partita degli Sharks che avrei visto, contro i Chicago Blackhawks di Connor Bedard. Arrivato alle ore 17 all’ingresso riservato ai giornalisti, ho ritirato il mio ultimo pass e mi sono diretto al baracchino della Fondazione dei San Jose Sharks per acquistare dei mystery puck. Per fare beneficenza ne ho comprati quattro. Si tratta di dischi da hockey autografati dai giocatori dei San Jose Sharks, ma incartati: quindi non si sa quale firma si possa trovare finché non vengono aperti.
Successivamente mi sono recato nella press room per mangiare, dove ho salutato i vari giornalisti conosciuti in questi giorni. Raggiunta per l’ultima volta la mia postazione in “piccionaia”, ho seguito come di consueto la partita, che si è conclusa con l’ennesima vittoria degli Sharks. Alla fine, il bilancio di San Jose con me presente è stato di tre vittorie e una sconfitta.
Al termine della partita, dopo aver concluso il mio live sulla piattaforma X, mi sono recato per l’ultima volta negli spogliatoi degli Sharks per assistere alle consuete tre interviste ai giocatori e alla successiva conferenza stampa dell’allenatore Warsofsky. Al termine delle interviste, il Presidente mi ha preso da parte e ci siamo salutati, vista la mia partenza l’indomani.
Nel salutarci, Jonathan Becher mi ha ringraziato per essere venuto a San Jose, promettendomi di ospitarmi nuovamente nei prossimi anni. Uscito dal SAP Center, mi sono incamminato lentamente verso l’albergo, osservando ancora una volta la struttura che mi ha ospitato per quattro partite e ripensando ai giorni trascorsi a San Jose, seguendo lo sport che amo e la squadra che seguo da decenni, e che ormai sento parte di me. Arrivato in hotel, ho preparato i bagagli e sono andato a dormire.





GIORNO 7– 7 aprile, giorno della partenza e del ritorno a casa. Lasciato l’albergo e arrivato nei pressi dell’aeroporto di San Francisco, ho fatto il pieno alla macchina che mi ha accompagnato per questi sette giorni, una Kia K4, e l’ho riconsegnata. Dopo aver effettuato il check-in e superato tutti i controlli, mi sono recato al gate di partenza del volo ITA Airways che mi avrebbe riportato a casa.
Questi sette giorni sono stati una splendida avventura ed esperienza: ho conosciuto molte persone, in particolare il Presidente dei San Jose Sharks, Jonathan Becher, che mi ha fatto sentire come a casa. Lo ringrazio infinitamente per tutto ciò che mi ha permesso di vivere. Ora, anche se la stagione è ancora in corso con i playoff, non vedo l’ora che venga pubblicato il calendario della stagione 2026-27 per programmare il mio ritorno a San Jose, la capitale della Silicon Valley.


